LA FINESTRA DELL’ANIMA – di Alessandro e Leonardo Matassoni

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RIFLESSIONI SULL’IMPULSO CREATIVO

Le pitture rupestri di Lascaux sorprendono in modi inaspettati; sono immagini primitive ma estremamente raffinate, antiche eppure moderne per il loro linguaggio sintetico; esse riescono a far rivivere con gli occhi dei loro artefici un ambiente primordiale fatto di cavalli al galoppo, cariche di bisonti, rinoceronti, elefanti e leoni, tanto che sembra di vedere quelle stesse savane, di sentirne i rumori. Attraverso quell’arte, quegli uomini guardavano sé stessi come in uno specchio e così noi oggi di fronte alla stessa arte dopo 40.000 anni, siamo avvolti da una suggestione, una “realtà aumentata ante litteram”, che sfrutta la capacità immaginifica della mente calandoci in un tempo e in un luogo diversi; l’effetto che ne risulta è forte tanto da potersi paragonare a quello di immersione totale tipico dell’esperienza musicale, cinematografica o architettonica.

SAVANA – immagine tratta dall’album di amanderson2 

SAVANA – immagine tratta dall’album di amanderson2 

Tutto questo fa emergere interrogativi sulle origini dell’impulso creativo e sul bisogno primordiale dell’uomo di esprimersi attraverso di esso.

Prescindendo della questione, troppo ardua per noi, relativa alla scintilla divina che avrebbe “illuminato” la mente, ci chiediamo se nell’estrema complessità della fisiologia cerebrale, l’emozione artistica possa avere radici in comune con la sensazione del piacere sensoriale ed essere così ricondotta in qualche modo alla nostra evoluzione biologica: se fosse così, sarebbe possibile tracciarne una storia psicoevolutiva?

Milioni di anni prima della comparsa dell’intelligenza, la cieca forza della natura aveva già selezionato la sensazione del piacere come meccanismo retroattivo in grado di favorire comportamenti utili alla sopravvivenza: il nutrimento, la riproduzione, la distinzione attraverso il gusto tra sostanze tossiche o preziosi nutrienti erano funzioni fondamentali legate ad una “strategia” finalizzata ad assicurare la prosecuzione della specie e della vita stessa.

Nell’essere umano, questa primordiale sensazione che si esprime sotto forma di temporanea attenuazione della consapevolezza profonda, sembrerebbe collegata con gli strati più interni e antichi del cervello e parrebbe basarsi sull’esclusione parziale del pensiero astratto, ossia delle funzioni superiori della mente che invece, hanno sede nelle parti più esterne ed evolutivamente più recenti dell’encefalo.

E’ noto che, con l’impennata della complessità neuronale del cervello, il primo barlume di coscienza animale si trasformò lentamente, nel “cosmo della mente” umana; è a questa fase evolutiva ed è a questo grado di complessità esclusiva dell’essere umano, che si deve la sua capacità di pensiero metaforico, dal quale derivano il linguaggio, la spiritualità e la religione, la socialità, l’attività logico cognitiva ma anche la sfera emotiva e quindi, la capacità di percepire la poeticità e la bellezza della natura in un modo talmente intenso da avvertire anche il desiderio irrefrenabile di riprodurne, condividerne e trasmetterne, farne perdurare il più a lungo possibile la struggente sensazione, il “piacere emotivo” appunto.

Ecco, noi ci immaginiamo che l’arte sia nata così!

Come una forma di espressione in grado di risvegliare per sé stessi e di riprodurre per gli altri (a quel punto della nostra storia esisteva già una complessa socialità) un’emozione vissuta personalmente, un modo insomma per condividere la propria interiorità come attraverso una finestra dell’anima.

ANISH KAPOOR, immagine tratta dall’album di Andrew Yang 

Tutto il resto, quello che è venuto dopo, i significati simbolici e rappresentativi del messaggio artistico ci sembra in fondo, solo secondario.

Allora forse i meccanismi evolutivi creando la mente umana con le sue profondità, potrebbero aver generato anche alcuni effetti collaterali, per così dire, tra cui una nuova forma di piacere non puramente, esclusivamente e direttamente sensoriale, ma struggente, spirituale, altrettanto potente del primo perché basato sulle emozioni: in un certo senso, si tratterebbe di una tipo di piacere sensoriale indiretto ma evoluto e di ordine superiore perché generato dall’attività del pensiero astratto.

Il piacere emotivo o artistico insomma, ma potremmo chiamarlo anche “empatico”.

Forse è questa la radice dell’arte di tutti i tempi ed è per questo che la maggiore scoperta dell’arte moderna potrebbe essere stata proprio la “riscoperta” di questo senso di primitivismo capace di toccare corde profonde e universali.

Forse è per questo che tra i bisogni imprescindibili dell’uomo c’è l’arte.

 

http://presstletter.com/2013/12/la-mente-allo-specchio-di-alessandro-e-leonardo-matassoni/

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